Fattori di rischio e strategie di prevenzione
Nella prima parte di questo articolo dedicato al mese dell’Alzheimer, abbiamo descritto quelli che sono i meccanismi fisiologici e patologici che intervengono nel normale invecchiamento e nei vari tipi di demenza. Di fronte a questi cambiamenti il nostro cervello non rimane inerte ma, grazie alle sue straordinarie potenzialità di adattamento, mette in atto delle strategie di resilienza in virtù delle quali ciascun individuo ha una certa capacità di “resistere” al declino cognitivo, sia nel normale invecchiamento che in presenza di una patologia cerebrale sottostante.
Questa capacità è strettamente legata a un fattore protettivo chiave che si costruisce nel tempo: la Riserva Cognitiva. Essa si basa sulla plasticità dei componenti cellulari del Sistema Nervoso Centrale e viene modellata dall’esperienza, dall’apprendimento e da processi di memoria che aumentano la resilienza cerebrale. In pratica il cervello cerca attivamente di reclutare risorse compensatorie o reti alternative per eseguire un compito quando le reti primarie sono danneggiate o meno efficienti a causa dell’invecchiamento o della malattia.
Una buona riserva cognitiva fa sì che alcune persone invecchino meglio di altre dal punto di vista cognitivo o possano tollerare una quantità maggiore di cambiamenti patologici nel cervello (come le placche di beta-amiloide o i grovigli neurofibrillari) e mantenere comunque una funzione cognitiva pressoché normale apparendo clinicamente meno compromesse rispetto ad altre con lo stesso livello di danno sottostante.
La riserva cognitiva non è un’entità fissa e può essere influenzata da fattori cumulativi nel corso della vita. I fattori di prevenzione come una dieta sana, l’esercizio fisico regolare, attività mentali stimolanti, le relazioni sociali e il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare e metabolico, contribuiscono a mantenere la salute cognitiva nell’invecchiamento soprattutto perché agiscono aumentando direttamente o indirettamente la Riserva Cognitiva e quindi migliorando la capacità del cervello di resistere e compensare i danni.
Fattori di rischio
Come abbiamo visto, le demenze non nascono all’improvviso ma sono il risultato di processi biologici, vascolari, ambientali e comportamentali che, nel tempo, compromettono la struttura e la funzione del cervello.
Come per tutte le malattie cronico-degenerative, anche per la malattia di Alzheimer e le altre forme di demenza esistono dei fattori di rischio, ossia delle caratteristiche, condizioni o comportamenti che mostrano una relazione con lo sviluppo di tali patologie. I fattori di rischio, soprattutto se multipli, aumentano significativamente la probabilità di ammalarsi. Modificarli significa ridurre la probabilità che la patologia si presenti e, a livello di popolazione, può ridurre la prevalenza della malattia.
Tra i fattori di rischio, alcuni non sono modificabili:
- L’età avanzata. La probabilità di sviluppare Alzheimer o altre forme di demenza aumenta in modo esponenziale dopo i 65 anni e si quadruplica dopo gli 85 anni, con il sesso femminile che risulta più colpito.
- La genetica. L’argomento dei fattori genetici legati a questo tipo di patologie è estremamente complesso. Semplificando, possiamo distinguere, tra quelli individuati e studiati finora, fattori genetici “deterministici”, più rari (1-2%) e fattori di “suscettibilità”. Per quanto riguarda i primi, si tratta di mutazioni che, se ereditate, causano quasi con certezza l’insorgenza della malattia, spesso in età precoce. I secondi invece, più frequenti, predispongono allo sviluppo della patologia ma non ne garantiscono l’insorgenza e il loro impatto può essere mitigato dall’ambiente e dalle scelte di vita. In questi casi, l’esposizione a fattori protettivi riduce il rischio di ammalarsi anche negli individui geneticamente predisposti soprattutto attraverso la costruzione di una buona riserva cognitiva.
Non possiamo cambiare l’età o i nostri geni, ma possiamo modulare l’ambiente interno ed esterno per ridurre il loro impatto. Il rapporto del 2024 della Lancet Commission su prevenzione, intervento e cura della demenza, ha individuato 14 fattori di rischio potenzialmente modificabili che potrebbero prevenire o ritardare circa il 45% dei casi di demenza a livello globale. Quasi la metà dei casi.

Fonte: Dementia risk factors infographic | Alzheimer’s Disease International (ADI)
Vediamoli nel dettaglio:
Fattori di rischio Cardiovascolari e Metabolici
I fattori vascolari e metabolici svolgono un ruolo cruciale e multifattoriale nell’insorgenza e nella progressione della demenza, in particolare della Demenza Vascolare e della Malattia di Alzheimer. Fra questi troviamo:
- Ipertensione arteriosa. Danneggia i vasi sanguigni, compresi quelli cerebrali, e può compromettere la barriera emato-encefalica che ha la funzione di proteggere il cervello dall’ingresso di sostanze indesiderate. Oltre alla pressione elevata, la ricerca indica anche un’elevata variabilità della pressione sistolica come un fattore di rischio indipendente, suggerendo che la stabilità vascolare è tanto importante quanto il valore assoluto della pressione.
- Colesterolo LDL elevato. Questo parametro clinico è strettamente legato alla salute vascolare: un suo eccesso, nel tempo, può compromettere un adeguato afflusso di sangue al cervello, portare ad aumento di stress ossidativo, infiammazione e aterosclerosi cerebrale.
- Diabete mellito. Comprende un gruppo di disordini metabolici accomunati dal dato clinico dell’iperglicemia (livelli elevati di glucosio nel sangue) che risulta da un difetto di secrezione o di attività dell’insulina. Danni microvascolari e macrovascolari sono note complicanze a lungo termine di questa patologia. La resistenza all’insulina, inoltre, porta ad un’alterazione del metabolismo cerebrale che nei pazienti con deterioramento cognitivo lieve o Alzheimer è stata definita “malattia da inedia cerebrale” o addirittura Diabete di Tipo III, evidenziando il ruolo chiave della disregolazione di questo ormone nella patogenesi delle demenze. L’insulina è infatti molto attiva nei neuroni e nella funzione gliale: oltre a regolare il metabolismo del glucosio, favorisce la plasticità sinaptica modulando percorsi intracellulari che sostengono memoria e apprendimento. La sua resistenza a livello cerebrale aumenta lo stress ossidativo, la neuroinfiammazione e favorisce lo sviluppo di anomalie neuropatologiche tipiche della patologia di Alzheimer.
- Obesità. Soprattutto in sede viscerale, questa condizione di malnutrizione per eccesso è legata a un aumentato rischio di demenza per l’infiammazione sistemica e la neuroinfiammazione che la accompagnano, insieme all’insulino-resistenza e ad alterazioni vascolari dovute alla sua frequente associazione con altri fattori di rischio come diabete, ipercolesterolemia e ipertensione. Pur essendoci minori evidenze, ritengo importante aggiungere che anche una malnutrizione per difetto e quindi un forte sottopeso è stato associato all’insorgenza di declino cognitivo e demenza.
Fattori comportamentali
- Inattività fisica. Uno stile di vita sedentario è un fattore di rischio significativo poiché riduce la neuroplasticità, contribuisce all’aumento dell’infiammazione e alla compromissione vascolare.
- Fumo. aumenta il rischio attraverso il danno vascolare, l’infiammazione e lo stress ossidativo.
- Il consumo eccessivo di alcol aumenta il rischio attraverso neurotossicità diretta, carenze nutrizionali e atrofia cerebrale.
Fattori psicosociali
- Inattività cognitiva. È stato osservato che un basso livello di istruzione formale e una scarsa attività mentale in generale, può limitare l’accumulo di “capitale” cognitivo. Questo illustra direttamente il principio della riserva cognitiva discusso in precedenza; la scarsità di stimoli adeguati, specialmente in giovane età, fornisce un minor numero di reti neurali e strategie cognitive per compensare la patologia in età avanzata, aumentando così la vulnerabilità.
- Depressione. Il ruolo di questa condizione è complesso e coinvolge sia meccanismi diretti che indiretti. Nel tempo, la depressione porta ad una disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e ad un aumento persistente di cortisolo (l’ormone dello stress) che può superare la barriera ematoencefalica causando neuroinfiammazione e riducendo la plasticità sinaptica e la neurogenesi. L’aumento cronico di cortisolo può aumentare la permeabilità stessa della barriera consentendo l’ingresso di tossine e sostanze infiammatorie. In maniera indiretta la depressione può condurre allo sviluppo di ulteriori fattori di rischio centrati su una ridotta motivazione a prendersi cura di sé: inattività fisica, alimentazione sbilanciata, isolamento sociale, insonnia, etc., che a loro volta possono portare a obesità, diabete, ipercolesterolemia e ipertensione e quindi potenziare il rischio di declino cognitivo.
- L’isolamento sociale agisce come un antagonista diretto dei principi di costruzione della riserva cognitiva, che si basa su un impegno sociale e cognitivo attivo per forgiare e mantenere percorsi neurali resilienti.
Fattori sensoriali e neurologici
- La perdita dell’udito non trattata è un fattore di rischio primario. Questa deprivazione sensoriale non solo aumenta il carico cognitivo, ma priva attivamente il cervello della ricca stimolazione necessaria per mantenere la plasticità che è alla base della riserva cognitiva (atrofia delle aree uditive) e contribuisce all’isolamento sociale. L’uso di apparecchi acustici sembra ridurre questo rischio.
- La perdita della vista non trattata riduce gli input sensoriali. Trattamenti efficaci, come la chirurgia della cataratta, possono mitigare questo rischio.
- Traumi ripetuti o singoli traumi gravi alla testa possono portare a encefalopatia traumatica cronica e neuroinfiammazione.
Fattori ambientali
- L’inquinamento atmosferico: l’esposizione a inquinanti come le polveri sottili rappresenta un fattore di rischio consolidato. Si ritiene che il legame sia mediato dall’infiammazione sistemica e dal danno vascolare, poiché le particelle fini possono entrare nel flusso sanguigno e promuovere processi neuroinfiammatori dannosi per la salute del cervello.
Ogni fattore di rischio può agire direttamente (danneggiando i neuroni o i vasi sanguigni) o indirettamente (creando un ambiente favorevole all’infiammazione, all’insulino-resistenza o all’accumulo di proteine patologiche). Spesso più fattori si sovrappongono, producendo un effetto sinergico che accelera il deterioramento cognitivo.
Come abbiamo visto, i meccanismi fisiopatologici comuni a tutti i fattori di rischio che favoriscono l’insorgenza della patologia sono rappresentati da: infiammazione sistemica cronica, stress ossidativo, danneggiamento vascolare cerebrale, riduzione della riserva cognitiva e alterazioni metaboliche.
Ad oggi i fattori di rischio descritti nel report della Commissione Lancet sono quelli per cui esiste un’evidenza convincente, coerente e validamente misurata tale da giustificarne l’inclusione nel modello di prevenzione. Non sono gli unici e la ricerca su questo campo continua per darci sempre più strumenti di prevenzione, ma direi che abbiamo un buon punto di partenza per prenderci cura della nostra salute cerebrale. Naturalmente gli interventi di prevenzione dovrebbero iniziare il prima possibile (in giovane età) e continuare durante l’intero arco della vita.
Cosa possiamo fare per proteggere la nostra salute cerebrale
- Costruire e mantenere una buona Riserva Cognitiva per aumentare la resilienza del cervello all’invecchiamento e ai cambiamenti patologici. Durante tutto l’arco della vita assicurarsi una adeguata attività mentale (una buona istruzione in giovane età, attività lavorativa stimolante, leggere, coltivare passioni e svolgere attività di interesse nel tempo libero, relazioni sociali etc.)
- Svolgere attività fisica regolare migliora la perfusione cerebrale, favorisce la neurogenesi e la neuroplasticità e riduce l’infiammazione sistemica. Mantiene sano il sistema cardiovascolare, migliora la pressione sanguigna, agisce riducendo i fattori di rischio associati al diabete e all’obesità migliorando la sensibilità all’insulina.
- Avere una alimentazione equilibrata permette difornire al cervello tutti i nutrienti (energia) e i fattori protettivi (antiossidanti, vitamine, minerali, omega 3, fibre…) che gli permettono di funzionare al meglio e quindi di costruire e mantenere la riserva cognitiva. Consente di raggiungere e/o mantenere un peso fisiologico sano e aiuta a prevenire e migliorare le principali condizioni che predispongono allo sviluppo delle demenze (malnutrizione per eccesso o per difetto, diabete, dislipidemie, ipertensione).
- Smettere di fumare e ridurre (o evitare) il consumo di alcol.
- Effettuare controlli medici periodici soprattutto se già presenti condizioni cliniche rilevanti come ipertensione e diabete attuando, oltre le terapie farmacologiche, tutte le strategie possibili per prevenire le complicanze e tenere sotto controllo la patologia (alimentazione mirata e stile di vita attivo).
- Prendersi cura della propria salute mentale. Non ignorare la presenza di sintomi depressivi e di altre condizioni che causano forte ansia e stress. È importante chiedere aiuto quando necessario e attuare tutte le strategie preventive già descritte che migliorino la salute in generale (alimentazione bilanciata e regolare, stile di vita attivo).
- Ottimizzare il sonno, fondamentale per il consolidamento della memoria, e gestire lo stress cronico che può contribuire alla patologia.
- Usare sempre i dispositivi di protezione quando necessari per proteggere la testa da infortuni ed evitare traumi cranici.
- Preservare udito e vista quanto più possibile, utilizzando le correzioni disponibili.
Essendo patologie ad eziologia complessa e multifattoriale, la prevenzione e il trattamento delle demenze, per essere efficaci, richiedono un approccio multidominio che integri tutta una serie di interventi che mirano ad affrontare simultaneamente più fattori di rischio per ottenere un effetto sinergico. Gli interventi a dominio singolo (come solo la dieta o solo l’esercizio fisico) sono meno efficaci di un approccio che mira contemporaneamente a più aree critiche. Quindi, alimentazione, attività fisica, stimolazione cognitiva, gestione dei fattori di rischio metabolico e cardiovascolare, mantenimento delle relazioni sociali etc. vanno di pari passo e agiscono su più fronti per preservare la salute cerebrale e non solo.
Mi fermo qui per ora e vi invito a leggere la terza e ultima parte (sarà presto online) di questo mini viaggio esplorativo per capire meglio qual è il ruolo della nutrizione nella salute cerebrale e quali sono, ad oggi, i principali modelli alimentari che hanno dimostrato efficacia nel proteggere il cervello dal declino cognitivo sia legato all’invecchiamento che alla presenza di processi neuropatologici.
A presto!
Dott.ssa Sara Corbu
Riferimenti
- Livingston G, Huntley J, Sommerlad A, et al. Dementia prevention, intervention, and care: 2024 report of the Lancet standing Commission. Lancet. 2024;404(10452):572-628.
- Mark W. Bondi, Emily C. Edmonds, and David P. Salmon. Alzheimer’s Disease: Past, Present, and Future. J Int Neuropsychol Soc. 2017;23(9-10): 818–831.
- Stern, Y. Cognitive reserve in ageing and Alzheimer’s disease. The Lancet Neurology. 2012; 11(11), 1006–1012.
- Yu, J.-T., Xu, W., Tan, C.-C., et al. Evidence-based prevention of Alzheimer’s disease: systematic review and meta-analysis of 243 observational prospective studies and 153 randomised controlled trials. Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry. 2020; 91(11), 1201–1209.
- Sakurai, T., Sugimoto, T., & Arai, H. Multidomain intervention for prevention of dementia: challenges, achievements and future perspectives. Geriatrics & Gerontology International. 2025; 25(10), 1015-1034.
- Demenza: definizione, fattori di rischio, sintomi | ISS
- https://www.alzint.org/about/risk-factors-risk-reduction/
Le informazioni condivise in questo articolo si basano su evidenze scientifiche, offrono spunti e riflessioni per acquisire maggiore consapevolezza ma non sostituiscono in alcun modo il parere del medico o di altri professionisti della salute. Per una valutazione individuale è sempre consigliabile rivolgersi a professionisti sanitari qualificati.




